L’informazione sui diritti sociali, la sicurezza sul lavoro.
Martedì 19 maggio 2026, nella Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, a Bari si è tenuto l’incontro formativo, promosso dall’Ordine dei Giornalisti dal titolo: “L’informazione sui diritti sociali, la sicurezza sul lavoro”
Il convegno ha affrontato quella che è ormai una tragedia quotidiana: i morti sul lavoro, ed in particolare le norme in materia di sicurezza e le malattie professionali, l’impegno per la prevenzione ed infine, non per ordine di importanza, il ruolo del giornalista nel dare l’informazione corretta dei diritti sociali.
La giornata formativa ha messo al centro la sicurezza sul lavoro, le falle del sistema di tutela e il ruolo – spesso dimenticato – dell’informazione come argine contro l’indifferenza. Ad inaugurare i lavori, il presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti di Puglia, Maurizio Marangelli, che ha inquadrato il tema del convegno: “soltanto un giornalista più formato e preparato può garantire il dovere della corretta informazione. La sicurezza sul lavoro non è un’emergenza: è una piaga sociale.” I nodi tecnici: quando il corpo si consuma e lo Stato non vede, Previdenza e malattie professionali: l’usura invisibile.
La voce dell’associazionismo, Giuseppe Filannino, presidente dell’associazione Mai Più Vittime sul Lavoro, ha puntato il dito contro una delle storture più ricorrenti dopo ogni tragedia: la retorica delle “denunce” fatte a posteriori da RLS o rappresentanti sindacali. Filannino ha ricordato che “se una carenza viene davvero denunciata, quel luogo di lavoro deve essere chiuso”. Per questo ha invitato i giornalisti a fare ciò che sanno fare meglio: domande tipo “A chi hai denunciato? Quando? Per iscritto? Che risposta hai ricevuto?” Il presidente ha poi richiamato il valore dell’associazionismo come voce libera, nata – nel suo caso – dalla tragedia della Truck Center di Molfetta, dove morirono cinque lavoratori. Da quella ferita è nata un’associazione Mai Più Vittime sul Lavoro che oggi sostiene concretamente le famiglie delle vittime, offrendo supporto medico-legale e libertà d’azione grazie al 5×1000 dei contribuenti alias la collettività. L’appello finale di Filannino è stato rivolto proprio ai giornalisti: solo un’informazione libera, capace di “fare le pulci” a tutti, può contribuire all’obiettivo più ambizioso e più necessario: morti sul lavoro zero!
Demografia, illegalità e welfare: la crisi di sistema. Il quadro si è allargato con l’intervento di RaffaeleLorusso, già segretario nazionale della FNSI. Lorusso ha collegato il tema previdenziale alla crisi demografica ed economica del Paese. “Nel sistema a ripartizione, senza lavoro regolare, non esistono pensioni sostenibili”. L’esempio della categoria dei giornalisti è emblematico. Il fondo INPGI è stato travolto dal calo degli attivi e dall’aumento dei pensionati ed è stato assorbito dall’INPS.
La parte finale del seminario ha affrontato la responsabilità dei giornalisti nel raccontare tragedie, inchieste e violazioni della sicurezza. Essenzialità e dignità. Quando si parla di morti sul lavoro, il giornalista deve attenersi ai fatti essenziali, evitare dettagli morbosi, tutelare la dignità delle vittime e dei familiari.